L’ammiraglio Salvatore Grillo, uomo di Marina, nonno di tre nipoti, racconta a Printì i principali nodi che la sua penna ha intrecciato intorno a una lunga carriera professionale iniziata nelle Scuole C.E.M.M. di Taranto nel 1953, arruolandosi come marinaio volontario semaforista, e culminata nel 1996 a Roma col grado di contrammiraglio. Impegnato in missioni umanitarie con la partecipazione dello Stato Maggiore della Difesa e della Marina Militare che ha fornito uomini e mezzi navali in particolare durante la crisi dei Balcani, studioso e profondo conoscitore della vita pubblica e privata dell’eroe della Marina, Luigi Rizzo, “socio onorario” della la Società di Studi Fiumana, Salvatore Grillo è uomo la cui storia individuale incrocia e tocca in più punti la Storia generale, dalla tragedia del transatlantico Andrea Doria all’incontro con la famiglia di Mussolini in esilio.

Ammiraglio, partiamo dalla sua ultima fatica letteraria. Alfa,  alfa – Zulu, zulu, il semaforo, per una storia delle telecomunicazioni della Marina militare non è tanto e solo una ricerca archeologica, che ha pregio storico, ma è il racconto di un vissuto autobiografico. Qual è la sua genesi e quali i moventi che hanno guidato la sua penna?

«Alfa,  alfa – Zulu, zulu è la mia biografia professionale, da quando sono diventato uomo di Marina Militare, ma non nascondo che mi solletica il progetto di una vera e propria autobiografia. Come scrive il Capo di Stato Maggiore della Marina, Bruno Branciforte, nella Prefazione, questo libro da un lato descrive la storia, avvincente e ormai conclusa, del mondo delle stazioni semaforiche e di quello che furono le telecomunicazioni classiche, dall’altro riporta, con manifesto amore, la mia storia professionale dagli inizi, come allievo capo corso dell’appena costituita categoria dei ‘semaforisti’. Sentivo che qualcosa di quel mondo, per molti aspetti fantastici, stesse andando perso e avvertivo una responsabilità nei confronti della grande ‘famiglia marinara’, specialmente delle giovani leve. Non è un caso che l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi abbia voluto che fosse adottato all’Accademia navale come testo di formazione». 

Cosa ha cambiato per sempre il mondo delle telecomunicazioni?

«In un click oggi sono annullati i meticolosi passaggi di zelanti radiotelegrafisti e semaforisti. Alfa, alfa – Zulu, zulu non evoca il ritmo di una misteriosa danza africana, ma una segnalazione del codice internazionale dei segnali. Alfa, alfa è il segnale che viene dato a una nave in avvicinamento ‘Nave sconosciuta, identificatevi’; mentre la segnalazione in codice Zulu, zulu sta a indicare la chiamata al semaforo da una nave mercantile che vuole farsi identificare ‘Ho traffico per voi’. Questi codici che hanno disciplinato per decenni il traffico marittimo sono ai più sconosciuti come sconosciuta è l’opera di chi quotidianamente ha svolto questo servizio nel mondo dei semafori e delle telecomunicazioni della Marina militare». 

Perché ha ancora senso e per così dire c’è una necessità nel fornire oggi un ritratto della vita in un’epoca ormai superata dalla tecnologia?

«Il racconto della mia esperienza umana e professionale, al seguito di uomini che mi hanno insegnato a essere comandante, uomo e gentiluomo, vuole essere di sprone a chi anche oggi comprende che per raggiungere una meta l’impegno e il sacrificio sono indispensabili».

Con questo spirito dedica il libro alle sue figlie e a sua moglie, lasciando al lettore una chiave per accedere alla narrazione del suo vissuto…

«Dedico le mie memorie alle mie figlie, Angela e Valeria, che hanno sposato uomini che condividono i miei stessi valori e lo stesso senso della patria. A loro e a mia moglie, Paola, che ha condiviso con me il compito duro, paziente e di sacrifico, come le mogli degli ufficiali di Marina sanno bene. Nella vita occorre saper scegliere chi essere. Può capitare di trovarsi di fronte uno Schettino qualunque, che si dimostrerà indegno, da condannare senza se e senza ma, ma questo non toglie nulla al valore di chi ha portato in alto il nome della Marina Militare italiana».

Su incarico dello Stato Maggiore della Marina ha collaborato, quale studioso e profondo conoscitore della vita pubblica e privata dell’eroe della Marina, Luigi Rizzo, alla realizzazione della biografia completa dell’Eroe, scritta dal giornalista Fabio Andriola ed edita dall’Ufficio Storico della Marina. Quale messaggio Luigi Rizzo consegna al nostro tempo?

«L’Ufficio Storico della Marina aveva dato incarico di scrivere questo libro al giornalista Fabio Andriola, che ha trovato in me un punto di riferimento per costruire la figura storica e militare dell’uomo Luigi Rizzo. Rizzo, coetaneo di mia madre, è l’Ufficiale che meglio di tutti ha rappresentato lo spirito ardimentoso della Marina Militare nella Prima Guerra Mondiale dimostrando doti di coraggio, forza spirituale e coerenza morale davvero uniche. Rappresenta oggi un fulgido esempio della dedizione al dovere, del sacrificio che porta ciascun marinaio a intraprendere questa vita».

Veniamo al suo impegno come vicepresidente dell’associazione “Amicizia Italia-Albania”. Quale filosofia regge e può reggere un tipo di vicinanza che ricorre al concetto di amicizia per definire rapporti istituzionali e diplomatici? 

«Si tratta di un’associazione che dava assistenza ai giovani albanesi per studiare a Firenze, raccoglievano materiali e io, avvalendomi dell’allora Capo di Stato Maggiore, mi davo da fare per il trasporto, garantendo la copertura dell’Adriatico con le navi San Giorgio e San Marco. Ricordo con orgoglio il trasporto perfino di due vaporetti. Quell’impegno mi meritò un attestato di benemerenza da parte del governo albanese».

L’arte ha sempre visto nella nave in mare la migliore metafora della vita. Il suo La pittura di Marina in Italia dal XV secolo ad oggi si propone di colmare una lacuna nella storia dell’Arte in Italia con un libro illustrato (ben 268 opere di 46 artisti), tutto a colori…

«La pittura di Marina in Italia è il frutto di una mia passione. Il libro, che mi ha consentito di entrare in contatto con buona parte dei pittori di Marina e di organizzare mostre ed eventi, vuole spiegare cosa sia la Pittura di Marina, soffermandosi sulle varie interpretazioni del genere e, soprattutto ripercorrendo la storia. Un viaggio che parte da Carpaccio, passando per Canaletto e Guardi; Hackert, il pittore dei porti delle Due Sicilie; Caffi, morto nella battaglia navale di Lissa. Poi i due “grandi”: Eduardo De Martino e Claudus, seguiti dagli artisti che hanno illustrato sia la Prima che la Seconda Guerra Mondiale come Crema e Bucci. Poi i pittori di banchina, gli ex voto, le Mostre degli Anni Venti e i “pittori di guerra” del 1940-43. Quindi si arriva ai contemporanei con i tre concorsi del 1998, 2000 e 2002 promossi dall’Ufficio Storico della Marina e vinti da Acciarri, Fiore, Montarsolo, Q’Mill, Sardelli, Pavolini e Scarizza, insigniti così del titolo ufficiale di ‘Pittori di Marina’ che autorizza a fregiarsi del simbolo sotto riprodotto e a firmare i quadri con le due ancorette incrociate accanto al nome; i tre “benemeriti” Tabet, Masserini e Ciriello per finire con Grillo, Feruglio e Mariotti, in rappresentanza di tre generazioni diverse di artisti che continuano ad essere affascinati dalla Pittura di Marina».

In 100 personaggi del mare. Navigatori, eroi, inventori (Fergen, 2015) lei intreccia con sapienza alla poeticità del mare il suo carattere più reale e prosaico, quello con cui da uomo di Marina Militare lo ha vissuto. Cosa è il mare per lei?

«Il mare per me è vita e libertà. 100 personaggi del mare è un viaggio affascinante dall’antichità ad oggi per conoscere la storia. Non solo navigatori, eroi e inventori, ma anche corsari e pescatori, ammiragli e scienziati, medici e pittori, santi e politici, sportivi e condottieri. Molto noti e semisconosciuti. Tutti accomunati da una grande passione per il mare».

Infine, il volo come aspirazione primaria dell’uomo è al centro del suo 100 personaggi della storia del volo. Pionieri, eroi, costruttori. Marina – Esercito – Areonautica dalla Mongolfiera allo Spazio?

«A partire dalla suggestione offerta dall’immagine mitologica di Icaro e Dedalo, gli uomini hanno sempre guardato con ammirazione il volo degli uccelli, tentando ogni volta di imitarlo. Per l’inizio dei tentativi del volo, bisogna attendere il sedicesimo secolo e la nascita di un genio italiano, Leonardo da Vinci che inventò la prima ‘macchina del volo’. Tra deltaplani e alianti fino alla scoperta del motore a vapore che rivoluzionò questo settore in cui per secoli l’uomo si è cimentato non tanto e non solo nel tentativo di librarsi nei cieli, quanto nella sfida, al tutto umana, di superare i suoi limiti».