Le pubblicazioni come strumenti di navigazione nel mare magnum del mondo. Nessuna metafora è più adatta a rendere plastica la linea editoriale della veronese casa editrice Il Frangente. Una storia lunga 20 anni che ha avuto il merito di non smarrire la forte identità specialistica, ma di declinarla in altre forme e in altri stili. Ne parla a Printì Luisa Bresciani, cofondatrice di Edizioni Il Frangente insieme a Antonio Penati, entrambi coinvolti per ragioni diversissime con il mare e la navigazione. 

Come nasce e come si sviluppa l’intuizione di Edizioni Il Frangente?

«Il Frangente nasce nel 1996 con l’intento di sopperire a una mancanza nell’offerta editoriale: una collana di portolani completi e affidabili tradotti in lingua italiana. L’intuizione deriva dal connubio tra la mia professione di traduttrice di testi nautici dall’inglese, dal francese e dal tedesco e l’esperienza di navigazione di Antonio, che ha circumnavigato il globo a bordo del suo cutter Lycia, ed è appassionato di cartografia e meteorologia. Tra le varie guide nautiche disponibili per la traduzione italiana la nostra scelta è immediatamente caduta su quelle della casa editrice inglese Imray Laurie Norie & Wilson Ltd; questi portolani sono stati i primi libri da noi pubblicati e costituiscono tuttora un punto fermo, per così dire lo ‘zoccolo duro’ della nostra produzione editoriale».

Qual è la linea editoriale che in questi 20 anni ha orientato le scelte editoriali e non?

«All’originaria linea di portolani nel corso degli anni abbiamo aggiunto altri due filoni: la narrativa e la manualistica. La scelta di pubblicare alcuni titoli di narrativa è scaturita dalla volontà di dare voce a navigatori italiani per così dire ‘comuni’, non coinvolti in grandi ed eroiche navigazioni ma guidati da una passione per il mare, in grado di rendere emozionanti i loro racconti. La linea di manualistica, invece, si propone di produrre testi su aspetti molto specifici della navigazione ad uso pratico del diportista, al pari di un qualunque altro strumento di bordo. Fanno parte di quest’ultima linea anche i manuali per gli esami della patente nautica».

Quale la storia delle pubblicazioni?

«Il catalogo de Il Frangente oggi consta di ventiquattro portolani, trentadue manuali e altrettante opere di narrativa, che spaziano dai racconti di viaggi a vela agli studi di storia della marineria. Tra le prossime uscite si trova un saggio sull’evoluzione della cambusa nel corso dei secoli, Nel segno della galletta, di Paolo Dell’Oro; il racconto delle vicende che hanno portato una famiglia bolognese a vendere la propria casa per vivere in barca a Trapani, La mia casa è partita in barca, di Silvia Sola; il resoconto di un viaggio sotto il segno dell’invisibilità lungo le coste del Brasile, Dal Pampero agli Alisei. Il viaggio invisibile del Jonathan, di Luigi Ottogalli; e infine il racconto dell’emozione di traversare l’Atlantico in barca a vela, L’Atlantico nel cuore, di Franco Cascini».

Quali i progetti futuri e i titoli in preparazione?

«Per quanto riguarda i progetti futuri, se da un lato intendiamo proseguire e sviluppare i nostri filoni di narrativa e manualistica, dall’altro vogliamo dar vita a una nuova collana che costituisce una sorta di ritorno alle origini: una linea editoriale di guide nautiche interamente ‘nostra’, con nostri autori e una grafica innovativa, e la creazione di una app per la lettura multimediale di questi testi che ben si prestano a questo tipo di consultazione». 

La forte connotazione specialistica di Il Frangente Edizioni quanto la pone lontano dalla crisi che l’editoria sta affrontando? In che modo la crisi è tangente rispetto al mondo dell’editoria legata al mondo nautico?

«Il settore nautico ha conosciuto negli ultimi anni una forte recessione, sia il diporto sia la cantieristica hanno attraversato un periodo di crisi dal quale stanno tentando di risollevarsi e, di riflesso, anche noi ne abbiamo risentito. Tuttavia, se da un lato lo stretto legame con un settore molto specifico come quello nautico e con le sue sorti ha provocato un’inflessione anche nelle nostre vendite, dall’altro la marcata specializzazione della nostra casa editrice è proprio la caratteristica che ci pone, almeno in parte, al riparo dalla crisi che ha investito l’editoria e il mondo del libro in generale. A livello nazionale ricopriamo da anni il posto di leader nel settore e la bassa concorrenza ci ha consentito in passato di mantenere livelli di vendita soddisfacenti anche nei periodi più critici e ci permette oggi di guardare al futuro con ottimismo, di fare nuovi progetti e di pensare a crescere».

L’avvento di Internet ha indubbiamente avuto un peso determinante nelle trasformazioni a cui l’editoria è andata soggetta. A partire dal 2003 Il Frangente ha creato il proprio sito web con acquisto on-line. Quale impatto il circuito dell’e-commerce ha sulle vendite? 

«L’e-commerce costituisce una fetta determinante del volume di vendite totale per la peculiarità dei nostri prodotti: si tratta di articoli non facilmente reperibili nelle rivendite al dettaglio, in particolare la cartografia e gli strumenti nautici. L’e-commerce ci consente di raggiungere il potenziale cliente in modo diretto, senza intermediari, e di rendergli disponibile l’intera gamma dei nostri articoli, aumentando così notevolmente le sue possibilità di scelta. Per questi motivi uno dei progetti a cui stiamo lavorando da tempo, e che sarà operativo entro l’anno, è un nuovo sito per lo shop online, più completo, semplice da usare e moderno rispetto all’attuale».

In che modo gli e-book hanno modificato le strategie di lettura? Dal punto di vista di chi ha i numeri, si può dire che si tratta di una rivoluzione più proclamata che praticata?

«Per quanto ci riguarda abbiamo realizzato alcuni prodotti sia in formato cartaceo che digitale, tuttavia l’acquisto dell’e-book risulta decisamente secondario rispetto al formato tradizionale, non abbiamo grandi numeri di vendita. È possibile prevedere nei prossimi anni un diverso impiego dei due supporti librari sulla base dei generi letterari: mentre il piacere di maneggiare il libro cartaceo può essere più adatto alla lettura di testi di narrativa, nell’ambito della manualistica il digitale porterebbe a evidenti vantaggi: peso nettamente inferiore, possibilità di copiare e incollare, di prendere appunti, di cercare un argomento all’interno del testo, il tutto con un solo strumento. Ritengo in ogni caso che questa sia una realtà da non trascurare anche perché le nuove generazioni saranno maggiormente abituate a modalità di lettura digitale e multimediale e la possibilità che queste forme di comunicazione si affianchino al cartaceo non è così futuristica. Per ora, quindi, si può affermare che si tratta di una rivoluzione più proclamata che praticata, almeno per quanto concerne il mercato librario nazionale, ma è un aspetto dell’editoria che va curato in prospettiva».

Le piccole tirature, il ribasso e il book on demand. È necessario che l’offerta sia a misura di una domanda magra. Quali di questi fenomeni è maggiormente vissuto come una realtà presente dal suo punto di vista?

«La tendenza a evitare di ritrovarsi con grandi stock a magazzino è sicuramente tipica della piccola editoria e negli ultimi anni anche dell’editoria generalista, in cui l’offerta supera nettamente la domanda. Nel nostro caso la scelta ricade sempre sulle piccole tirature anche a causa della specificità degli argomenti, che ci spinge necessariamente a favorire la varietà e la qualità a scapito del numero. Non si tratta tuttavia di una realtà negativa o sminuente, di un “lavorare al ribasso”, al contrario, ci permette di essere dinamici, costantemente aggiornati e aperti ai nuovi progetti. Penso che la realtà del book on demand da un lato favorisca la circolazione di idee e cultura ad ampio raggio senza porre barriere o filtri selettivi, dall’altro ponga sul mercato una miriade di testi, più o meno valenti, che tendono a ‘oberare’ il mercato librario, già di per sé in crisi».

L’editore, iperlettore, ha un ruolo determinante nella filiera del libro. Cosa la appassiona e la gratifica del suo ufficio quotidiano? 

«In questo senso l’editore iperlettore ha una funzione importante e fondamentale in quanto determina la mission della casa editrice quale essa si presenta alla propria community di lettori. E’ interessante ‘navigare’ tra le numerose proposte editoriali che ci arrivano in ufficio, sia per trarre ispirazione per i nostri progetti editoriali, selezionando ciò che riteniamo valido per la nostra linea editoriale, sia per capire quali sono le tendenze, le esigenze e le aspirazioni dei nostri lettori. Questo è possibile grazie al fatto che molti gli autori delle proposte editoriali che ci vengono presentate fanno parte della stessa cerchia di appassionati del settore cui appartengono i nostri clienti». 

Cosa significa oggi essere un editore di pubblicazioni autorevoli ed esaurienti?

«Nel nostro settore, e in particolare per quanto riguarda le guide nautiche e la manualistica, uscire con pubblicazioni autorevoli ed esaurienti è essenziale. Per garantire una qualità elevata è necessario avere una grande cura nella selezione degli autori e cercare di soddisfare sempre le esigenze e le aspettative del lettore. Trovo molto utile interagire con l’utente per raccogliere le sue opinioni, i suoi dubbi e poter così apportare migliorie in futuro; questa possibilità è data negli ultimi anni dai social e dalle newsletter, che ci consentono di essere sempre in contatto con i lettori, caratteristica, anche quest’ultima, tipica del nostro essere una casa editrice di nicchia».